V Rapporto
sullo stato dell’economia della provincia di Napoli: una sintesi
L’andamento dell’economia fornisce indicazioni
su cosa può accadere nel futuro. La crisi finanziaria in corso rende questo
esercizio poco affidabile. Non di meno l’analisi dell’andamento
dell’economia è un’utile riflessione sui problemi esistenti e su quelli che
si dovranno affrontare.
La crisi ha cominciato a manifestare i suoi
effetti nella seconda metà del 2006. Nel 2007 essi sono diventati più
evidenti incidendo sulla crescita delle economie. Dopo il recente fallimento
della Lehman Brothers, le manifestazioni della crisi sono diventate
drammatiche e stanno modificando significativamente gli andamenti delle
economie di tutto il mondo. Le misure prese dai governi si sono poste
opportunamente l’obiettivo di arrestarne le potenzialità distruttive che
tendono ad ampliarsi e a dilazionarsi nel tempo. Non è possibile al momento
prevedere quando la crisi si arresterà e quali danni avrà provocato su
economie come quelle napoletana e campana.
Dopo gli anni della recessione (2002-2004)
l’economia della provincia di Napoli, come quelle dell’Italia e dell’Unione
Monetaria Europea, si era incamminata sulla strada della ripresa,
caratterizzata da una forte espansione delle esportazioni, ma anche da un
aumento degli investimenti in capitale fisso. Le esportazioni della nostra
provincia hanno mostrato forti incrementi nel 2006 e nel 2007, mentre
l’andamento degli impieghi bancari ha fatto registrare tassi di variazione
superiori alla media nazionali. La ripresa non è stata però priva di
contraddizioni. Nel 2007 il numero di occupati nella provincia di Napoli è
diminuito, come il numero di coloro in cerca di occupazione. Questo fenomeno
evidenzia che la forza lavoro è “scoraggiata” rispetto alla possibilità di
risolvere i problemi occupazionali in loco e per vie ufficiali.
* * *
I dati sul credito mostrano che i tassi di
aumento degli impieghi bancari sono stati nelle nostre zone maggiori di
quelli nazionali: quelli della provincia di Napoli sono stati del 9,47% nel
2006 e del 14,66% nel 2007; quelli della Campania sono stati del 11,54% nel
2006 e del 14,37 nel 2007; i nazionali sono stati del 9,45% nel 2006 e del
10,01 nel 2007.
Tra gli impieghi bancari delle nostre zone,
quelli a medio e lungo termine (che, in mancanza di dati aggiornati sugli
investimenti fissi lordi, possono essere presi come indicatori di questa
variabile) hanno mostrato negli anni compresi tra il 2005 e il 2007 tassi di
aumento maggiori di quelli prevalsi negli triennio precedente. Essi hanno
oscillato intorno al 15%, mentre nel periodo precedente avevano oscillato
tra l’11 e il 12%.
Positivi sono anche i dati napoletani sui
finanziamenti alle imprese private, che hanno raggiunto il 20,27% nel 2006 e
il 18,58% nel 2007, mentre quelli sui finanziamenti ai consumi privati hanno
confermato la tendenza all’espansione sia in ambito locale che nazionale.
Infine, è opportuno segnalare alcuni dati
rilevanti per l’attuale crisi finanziaria. Si osserva negli ultimi anni un
cambiamento nella struttura dei portafogli delle banche: si sono ridotti
gli investimenti nelle attività finanziarie tradizionali, come i titoli di
stato, ed è aumentata la quota di portafoglio investita in attività
considerate innovative, come i futures, gli swaps, i forward, le
options e gli altri derivati. I titoli di Stato rappresentavano nel 1997 il
72,09% del portafoglio delle banche italiane; nel 2007 rappresentano solo il
15,80%. Gli investimenti in attività considerate innovative sono invece
passati dal 25,12% nel 1997 al 73,06% del 2007.
I dati relativi alle esportazioni mostrano
risultati positivi su tutto il territorio nazionale. Tuttavia quelli
relativi alle nostre aree mostrano risultati migliori di quelli nazionali,
specie nel 2007. Le esportazioni della provincia di Napoli sono aumentate
del 7% nel 2006 e del 9,3% nel 2007; quelle della Campania sono aumentate
dell’11% sia nel 2006 che nel 2007; le nazionali sono aumentate dell’11% nel
2006 e dell’8% nel 2007.
Un’analisi più approfondita dei dati sulle
esportazioni mostra altri elementi interessanti, alcuni dei quali
contraddittori, che si riflettono sui dati dell’occupazione e consentono
un’interpretazione meno superficiale del modo in cui la nostra economia è
andata affrontando, sino alla crisi, i problemi posti dalla competitività
internazionale.
Nella provincia di Napoli i settori
dell’industria manifatturiera che nel 2007 hanno mostrato maggiore dinamismo
sono quelli in cui la competitività dipende dalla qualità dei prodotti. Si
tratta di settori in cui conta l’innovazione più che il basso costo del
prodotto. Hanno ottenuto buoni risultati il settore delle “macchine ed
apparecchi meccanici”, le cui esportazioni sono aumentate del 40%, degli
“articoli in gomma e materie plastiche” con un aumento del 14%, dei “mezzi
di trasporto” e dei “prodotti chimici e fibre sintetiche e
artificiali” con un aumento del 10%. Anche il settore delle “macchine
elettriche, apparecchiature elettriche, elettroniche ed ottiche”, le cui
esportazioni avevano fatto registrare un boom straordinario nel 2006, ha
ottenuto un soddisfacente 8%. Tra i settori tradizionali, quello dei “prodotti
alimentari, bevande e tabacco”, che ha indirizzato i propri sforzi ad un
miglioramento della qualità, è cresciuto del 15%, dopo il 18% del 2006.
Altri settori tradizionali soffrono invece i
bassi costi delle produzioni dei paesi emergenti. Le vendite all’estero
dell’industria del “cuoio, prodotti in cuoio, pelli e similari”, che
conta per più del 4% sull’export dei manufatti napoletani e della “pasta
da carta, carta e prodotti di carta, prodotti dell’editoria e della stampa”,
che vale il 5% dell’esportazione di manufatti della provincia, hanno subito
una contrazione rispettivamente del -4% e del -7%. Per quanto riguarda il
secondo, la battuta d’arresto segue due anni di crescita impetuosa a tassi
superiori al 31%. Il settore dei “prodotti delle industrie tessili e
dell’abbigliamento” (quota 7%) è rimasto fermo al livello del 2006.
Un’ampia parte delle lavorazioni è stata trasferita in paesi aventi un basso
costo della mano d’opera trasformando l’attività delle imprese da produttiva
a prevalentemente commerciale. Questa strategia, se appare funzionale al
mantenimento nel breve termine delle posizioni acquisite, offre garanzie
meno certe di tenuta nel medio e lungo termine.
Il trasferimento delle produzioni all’estero
riduce il numero degli occupati della provincia, che si è ridotto nel 2007
dell’1,1%. Purtroppo, diversamente da quello che è successo nelle altre
regioni italiane, l’occupazione in Campania e nella provincia di Napoli non
ha tratto giovamenti dalla buona congiuntura economica verificatasi nel
biennio 2006-2007. Questi dati negativi, che svuotano di significato quelli
relativi all’andamento del tasso di disoccupazione, si riflettono
sull’andamento del tasso di attività della popolazione, il quale si è
ulteriormente ridotto (-1,8% nella provincia di Napoli) confermando che le
persone in cerca di occupazione sono sempre più “scoraggiate” rispetto alla
possibilità di risolvere il proprio problema occupazione in loco e per le
vie ufficiali. Le conseguenze sulla qualità della vita sociale e sulle
prospettive di crescita economica della provincia e della regione non
possono essere trascurate e impongono un’attenzione e un impegno che non
possono essere minori di quelli dedicati al problema dello smaltimento dei
rifiuti.